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venerdì 10 ottobre 2014

Sto diventando sdolcinato da far schifo

Detesto lo strillo grigio dei treni quando si fermano.
Risuona nell'aria umida del pomeriggio come un richiamo lugubre, guidando i passi dei viaggiatori verso i binari verso una meta sempre incredibilmente lontana. Ora sei qui; alla distanza di una sola ora e mezza vedrai altre strade, un'altra stazione; udirai un altro fischio e potrai allontanarti solo, mani in tasca, dalla sbiadita linea gialla che ci divide.
Ho iniziato a piangere in autobus, mentre accompagnavo una parte di me dove non l'avrei potuta vedere per settimane. Sei stato tu a cominciare, e il vederti così mi ha inesorabilmente fatto crollare. È stato inutile fissare il sedile davanti cercando di trattenere il vuoto che si stava già insediando nel mio petto. Sei sempre tu quello che consola, quello che asciuga le lacrime di entrambi facendo passare veloci e teneri i polpastrelli sotto gli occhiali.
Sono scoppiato in singhiozzi infantili sulla tua spalla, in piedi davanti al binario, al sentire la fredda voce registrata che annunciava l'arrivo del tuo treno. Sapevo di essere patetico, ma non mi so controllare, lo sai. Ci siamo avvicinati al tuo vagone quasi correndo, anche se nessuno dei due voleva raggiungerlo.
Il nostro bacio confuso intralciava l'entrata, le persone ci scansavano impassibili, in silenzio, e io un po' morivo lentamente e un po' ci vedevo con gli occhi di un passante. Due ragazzi avvinghiati che si dicono addio.
Che bella età.
Ti sei girato per fare quei tre scalini, e quando dall'alto ti sei voltato ti ho preso la mano. "Sei il mio principe", ti ho detto baciandola. So che adori quando te lo dico, e anche se in quel momento avevi un'espressione quasi di dolore in volto so che in fondo eri felice tanto quanto lo ero io.
Le porte si sono chiuse, ho appoggiato la mano contro la tua per l'ultima volta attraverso il vetro.
E poi il treno è partito -- mi è sembrata un'eternità, ho sentito il mio cuore staccarsi dal petto arteria dopo arteria mentre osservavo il tuo finestrino rimpicciolire sempre di più -- facendomi perdere l'equilibrio. Niente più baci, niente più gentilezza, niente più amore. Per due settimane dovrò starmene solo in questo posto dove tutti pretendono qualcosa da me. Sono troppo infantile per stare al mondo, davvero. Preferisco essere il tuo piccolo e non crescere mai, piuttosto di fare la fatica di affermarmi come persona adulta e forte e responsabile. Non mi interessa se stasera ho degli impegni, e non riesco a vedere il lato positivo, cioè che mi sei venuto a trovare a sorpresa, di nascosto, come un criminale. Non voglio ascoltare quello che mi dite, a costo di diventare ridicolo.
Voglio piangere come un bambino finché non mi riprendo. Voglio piangere perché te ne sei andato, aspettando altre quattrocento e ottanta ore.

2 commenti:

Anto ha detto...

Tu capisci che io dopo questo post sono ancora più confusa, car* ragazz* non ci sto capendo proprio più nulla di te, ma suppongo che questo sia il tuo intento, o meglio, il tuo intento è che la gente se ne freghi di capire e legga i tuoi post per quello che dimostrano, perché sono belli.
E questo post è proprio bello. Al di là del significato profondo che trasmetti, è bello perché è magico, ti fa entrare in uno scorcio di giornata, puro e reale. E capire, in fondo, non m'importa più ;) <3

Charlie ha detto...

Grazie mille, Anto! **
Nella prossima puntata spiegherò per bene tutta queste faccende di genere, e penso che prossimamente racconterò anche come e quando ho conosciuto il mio ragazzo. E come e perché ho cambiato scuola. E cosa sto scrivendo e disegnando al momento. E blablabla...
Quante cose che ho da dire! Stare assente per un po' ha senz'altro giovato alla mia voglia di scrivere ahahah xD