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mercoledì 29 ottobre 2014

Doppia Y

Mi chiamo Charlie, ho sedici anni e sono un ragazzo
Mi chiamo Charlie anche se all'anagrafe, in futuro, sarò Matteo; ho sedici anni non compiuti; sono un ragazzo.
Alleluia. Sono due anni che galleggio e remo allegramente nel mare dei generi, e sono finalmente giunto a questa conclusione.
Non immagino me stesso, in futuro, che come un uomo. Ho provato a vedermi come la donna forte che potrei diventare secondo il mio doppio cromosoma X, ma semplicemente non ce la faccio. Non sono nato per questo.
Me ne rendo conto, lo accetto, e vado avanti.

Mi chiamo Charlie, ho sedici anni e sono un ragazzo trans (preparatevi perché credo che questa parola la leggerete spesso, qui sul blog).
Non me ne sorprendo neanche più di tanto -- da piccolo interpretavo sempre personaggi maschili. È una cazzata, lo so, ma a sei anni ero convintissimo di essere il detective Conan, e una volta (al McDonald's, chissà perché) ho persino fatto una scenata a mia madre perché "io sono un maschio", e tutti mi guardavano ridacchiando.
Tutte cazzate, lo so. Alla fine, da piccolo, ho sempre gioiosamente portato i capelli lunghi e indossato abiti comunemente ritenuti da bambina. Non sono il tipico ragazzo trans che ha sempre saputo, nel suo cuore, di esserlo. Sono pansessuale tendente al gay, d'altronde, e lo stereotipo legato all'omosessualità maschile è l'effeminatezza. Lasciatemi essere stereotipato.
Apro una piccola parentesi: essere trans significa non sentirsi appartenere al genere e/o al sesso assegnati alla nascita. Non ha nulla a che vedere con l'orientamento sessuale; non è che gli uomini trans siano in realtà delle lesbische mascoline che si fingono uomini etero per essere accettate. No, no.
Io sono un ragazzo trans, ma non per questo mi piacciono solo le ragazze, anzi. A me piacciono le persone, soprattutto se hanno una prevalenza di caratteri mascolini, e attualmente sto con un ragazzo -- un meraviglioso ragazzo, ma questa è un'altra storia.

Mi chiamo Charlie, sono un ragazzo e sarò un uomo. Ogni volta che un ago mi si infilerà nella coscia (o nel quarto superiore esterno della chiappa sinistra, ma ehi, quello è meno poetico) penserò al fatto che il testosterone me lo paga il Sistema Sanitario Nazionale, e il Sistema Sanitario Nazionale è finanziato dalle tasse di tutti. Di mia madre, di mio padre, vostre, dei vostri parenti e persino dei milioni di persone transfobiche che popolano questa piccola penisola. Vi penserò, sorriderò e ringrazierò mentalmente voi tutti; sì, anche i transfobici.
E quando farò la mastectomia -- oh, mastectomia -- e il mio petto sarà finalmente libero da quei due orrendi cosi che al momento impediscono di respirare al ragazzo che è in me e freme per uscire -- beh, quando farò la mastectomia non penserò a nessuno se non a me e alle infinite giornate a torso nudo che potrò passare nella mia vita.
Quando nessuno più, vedendomi camminare per strada, mi prenderà per una ragazza sarò finalmente abbastanza sicuro di me da vivere tranquillo come mai, finora, sono stato.

Sono sempre Charlie, sono sempre leggermenre schizzato e sono sempre del 1998, ma piano piano sto crescendo. Sono sempre io come mi conoscevate, ma ora mi conosco un po' anch'io.

Foto mia di metà maggio. Come didascalia volevo mettere "sembrare ciò che si è è più difficile di quanto sembra", poi ho notato i pantaloni alla Fantozzi e mi è morta la poesia.

1 commento:

Anto ha detto...

Ok, ci sono, adesso ho capito tutto! E a dire la verità non ho molto da commentare, mi pare una cosa così naturale, che beh, è come se commentassi il fatto di amare qualcosa, è così e basta. Posso però dirti che ho cominciato a conoscere (poco) il concetto di trans da quest'anno, alcuni mesi fa, come te sono cresciuta con l'idea che esistano ragazzi e ragazze e anche ragazzi a cui piacciono ragazzi e ragazze a cui piacciono ragazze, ma, i trans sono sempre stati un po' in disparte, un po' ignorati. Come tutte le cose che la gente ignora, mi è venuta una curiosità e ho cominciato a scrivere e a leggere un po' di tutto, ho guardato film eccetera, sono anche andata in una discoteca "aperta" per conoscere qualcuno che si sentisse appartenere all'altro sesso. Onestamente, non ci ho visto niente di particolarmente strano o allarmante. Insomma, ho capito, perché prima, fuorviata dai pregiudizi, non ne avevo idea, che essere trans è molto semplice e naturale, è qualcosa che ci si sente. Al contempo però ho anche colto quanto odio e ignoranza sia presente nelle persone, senza nemmeno saperlo e quanto poco rispetto esista per delle persone normalissime.
Insomma, non voglio mentirti, credo che essere trans al giorno d'oggi sia una cosa complicata, come lo era una volta (e spesso anche adesso, ma in modo minore) essere donna, perché non c'è rispetto e non ci sono diritti, ma credo anche che al mondo esistano persone intelligenti, in grado di comprendere e questo può cambiare le cose :)

Scusa per il papiro ahahah! <3