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lunedì 28 gennaio 2013

Ghetto saretino and other random things.

Tutti i riferimenti a certi miei compagni di classe rapper del ghetto di Sarezzo, che vanno in giro con la ghenga e la sprenga, sono puramente casuali.
Stamattina mi sono risvegliata dal mio torpore emozionale.
Interrogata in matematica, tra agitazione, sonnolenza e prese in giro mentre cercavo di concentrarmi ho preso sei e mezzo. Prima avevo la media del nove, ora si è abbassata.
A me va benissimo così: ho la sufficienza (che è l'importante, no matter what) e non ho l'ansia dell'oddiodevomantenereilvoto.
Il professore si aspettava di più "visti i risultati precedenti".
E così, quando mi ha comunicato il voto con frase piena d'aspettative infrante annessa, il mio io incazzato si è risvegliato. Allelujah. Sono andata avanti tutta la giornata a lamentarmi internamente del mondo e delle persone. Tanto per cambiare un po', visto che di solito mi lamento di me stessa.
Come ai vecchi tempi. Come in prima media, quando aprii questo blog e lo lasciai marcire per un anno mentre sviluppavo il mio carattere instabile e insicuro.
Come quando non ero ancora una pacifista, ma preferivo dare la colpa di tutto agli altri e prendermela abbestia con chiunque.
Come nel mio periodo emo. Uuuh, mi manca il mio periodo emo. Ero così confusa e felice.
Tra l'altro in questi giorni mi stanno tornando alla mente eventi e abitudini legati alle medie. E pensare che è passato meno di un anno da quando ho lasciato quel luogo di perdizione.
L'altro giorno sono uscita con una mia amica, compagna di classe di queste buie superiori, e sull'autobus ho incontrato dei vecchi compagni di scuola. Si portavano addosso ancora l'atmosfera della gente senza futuro che pensavo fosse tipica delle scuole medie che frequentavo. Vestiti larghi, stile da ragazzini del ghetto, "rasta" - nome che 'sta gentaglia ha affibbiato ai dreadlocks -, sigarette scadenti, urla e sfottò.
La mia ex scuola era decadente, ma era una faccenda psicosomatica, perché era piena di questi ragazzi, le cui vite il destino, malgrado non creda che esista, ha fortunatamente allontanato dalla mia.
E 'sta gente se n'è andata all'Olivieri, al De Andrè, al Mantegna e al Golgi, a divertirsi. Forse alcuni di loro usciranno felici dalla loro condizione di impotenza e si costruiranno una vita degna di essere chiamata tale. Invece dal nostro liceo scientifico cupo e freddo come un maledetto lager usciranno centinaia di persone inutilmente preparate per il nulla che le attende.

Il bello è che oggi non ero nemmeno depressa, e me ne esco con questi post al posto di scrivere i miei racconti scaccioni e socialmente utili

4 commenti:

@µ†ø ∞ ha detto...

Però, sai cosa mi fa incazzare tanto per riprendere quello che hai accennato alla fine? Il fatto che noi che sgobbiamo e se ancora non lo fai, lo farai (ç__ç) e alla fine non avremo praticamente niente e il fatto che quelli della scar, dell'itis e di questi istituti pur non facendo quasi niente avranno un futuro. Ovvio, non sarà un futuro brillante, ma anche per noi non saranno tutte rose e fiori -.-" comunque mi piacciono i tuoi post non sense xD

Ilia Dianthe ha detto...

Almeno voi dello scientifico siete preparati!
Io, da cinque anni a questa parte, ho come la sensazione di "aver sprecato la mia vita" in una scuola in cui studiare è un optional, la preparazione è molto relativa e non mi da alcun futuro : This is Linguistico :D

No , davvero, se potessi tornare indietro non risceglierei mai e poi MAI la mia scuola .

Jordan ha detto...

Uuh, grazie! Nonsense is the way!
È esattamente quello che intendevo... moriremo tutti di fame... poveri liceali ç_ç

Jordan ha detto...

Il dilemma è: preparati per cosa? Per vivere sotto i ponti? Per fare i centralinisti? D: