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martedì 20 novembre 2012

Zero.

Sono arrivata al punto di non sapere nemmeno perché sto scrivendo.
La scuola mi sta sopprimendo, ho troppi compiti e la gente sembra volermi ficcare in testa cose che non penso.
Credo di non provare sentimenti. Non sopporto mia madre perché non capisce un cazzo e nemmeno il suo compagno perché è un ignorante fascistello.
Mio padre è me quando avrò quarant'anni, e al momento, non so come ma non lo odio. Più che altro provo compassione per lui. Lui e quella sua compagna di cui non è innamorato ma con cui sta bene. Sembra me.
Sono insofferente verso le mie amiche perché sono degli australopitechi. Stupide. Tranne una, ma non la sento più vicina, e questo mi fa star male, egoisticamente come al solito.
Alla fine la cosa più schifosa in quest'affare sono io, che continuo a lamentarmi e a venire trascinata via dalla mia mente, ma non ne ho nemmeno un motivo. Non riesco a farmi piacere nessuno, solo persone impossibili che credo di amare anche perché sono lontane, perché so che se le conoscessi di persona urlerei contro a tutte che mi fanno schifo.
Perché mi lamento? Un sacco di gente ha problemi seri. Una mia cara amica che si è trasferita lontano ha perso sua madre l'anno scorso e ora suo padre chissà cos'ha.
Gente con genitori morti o separati o che litigano o che so non rompe le palle agli altri come faccio io.
I miei si sono separati quando avevo tre anni, e l'ho vissuta bene, anche troppo. Se fosse stato uno schifo ora non mi sentirei in colpa.
Non ho nemmeno più un'idea a cui appellarmi quando sto male, o meglio, l'idea ha perso il suo corpo, non c'è più nessuno che la incarni, che possa visualizzare nella mia testa.
O meglio, c'è, ma boh. È strano. Sembra quasi la personificazione di qualcuno che vorrei accanto ma che non c'è, quindi me lo immagino.
Io mi immagino tutto.
Ripensandoci, ho un sacco di potenziali problemi mentali.
Quando ero piccola credevo di essere, in ordine cronologico dai quattro agli otto anni, Zorro, Cocco Bill (a questo nome mi vien da ridere), il detective Conan e Harry Potter. Ricordo i sorrisi di scherno delle mie amiche quando argomentavo le mie tesi. Ma non mi sembra di averci mai creduto davvero, o forse sto annullando mie passate convinzioni. Forse lo facevo per sentirmi speciale.
Dalla seconda elementare alla seconda media ho vissuto in un mondo parallelo, creato ad hoc per le mie esigenze. Volevo scriverci un libro, ma mi sono resa conto che sarebbe stato troppo pieno di Mary Sue, Gary Stu e di banalità, quindi ho cominciato a modificarlo e ha perso la sua autenticità. Ho smesso di fantasticarci, e ho perso la mia infanzia. Sono diventata scettica nei confronti di tutto e tutti, e soprattutto nei confronti di me stessa, e ho iniziato a pormi miliardi di domande, e continuerò a farlo, anche se è un processo difficile da sostenere.
Ora fantastico sempre, ma su altre cose, come parlare con personaggi famosi, immaginare la mia vita futura, e teoricamente dovrei fantasticare sui libri che sto cercando di scrivere, ma non riesco e quindi non ho ancora messo giù nemmeno una parola, nemmeno un capitolo.
E continuo a dirmi che è meglio aspettare piuttosto che scrivere un libro di merda, data la mia età, la mia inesperienza, la mia fretta.
Ho anche una specie di disfunzione affettiva. Mi sembra banale parlare di sentimenti, perché vedo gente che ne parla banalmente intorno a me.
Poi quando sento canzoni d'amore invidio gli autori e non capisco come gente così sopra la norma possa innamorarsi.
Credo che il mio associare l'amore alla stupidità di una di quelle cose idiote che ti si impiantano nel cervello inconsciamente, come quelle abitudini stupide come salvare due volte i videogame perché sennò non è ok, o roba del genere.
Ho qualche baco in testa che mi fa odiare quando la gente estranea mi si avvicina troppo e mi tocca, o tocca le mie cose. Il mio insegnante di chitarra lo fa, mi picchietta persino sulle ginocchia per darmi il tempo, e IMBRACCIA LA MIA CHITARRA (errore grave, grave, grave), e non lo sopporto.
Poi, vediamo... non vedo l'ora di diventare maggiorenne e indipendente per diventare vegetariana, per indossare vestiti da ragazzo, per andare ai concerti nel parterre e poter arrivare alle 10 di mattina per fare la coda senza che nessuno mi dia della psicopatica, ma soprattutto per andare a vivere da sola.
Uno dei miei sogni è di avere una casa in Irlanda, in mezzo al verde e alla nebbia. L'ho già scritto, ma lo ripeto. Una casa con moltissime stanze, da adibire a biblioteca, stanza della musica, stanza random, stanza kjnefodihaof, in cui io vivrei volentieri. Io, qualche gatto, un cane, un sacco di libri, tutto lo scibile umano in fatto di strumenti musicali, i domestici che vengono una volta alla settimana a pulire (perché io, da brava fancazzista filosofa, non pulisco da sola nemmeno camera mia) e qualche amico o collaboratore random.
Sarebbe casa mia, visitata e abitata occasionalmente solo da persone che ritengo ammirevoli, degne, piene di quella poesia tipica degli artisti.
Ci farei di tutto, persino adibire un locale a laboratorio, e chiedere a qualcuno di insegnarmi a creare medicinali. (So che è illegale.) Quella casa diventerebbe il tempio dell'apprendimento, dell'arte, della mente. Sarebbe il mio quartier generale, dato che ho anche intenzione di girare il mondo, e diventare artista, politico e pensatore.
Bene, tutto ciò è IMPOSSIBILE. Sia la casa, che la vita, che il mondo.
Voglio troppo e otterrò nulla. Finirò bambocciona o al limite vivrò da sola ma morirò di fame, e vorrò studiare cose che non danno lavoro. (Vedi: scienze cognitive.) E finirò gattara.
Potrei immaginare tutto il mio ventaglio di possibilità per il futuro.
Che cosa complicata. Amo le cose che hanno un migliaio di diramazioni, che a loro volta hanno un migliaio di diramazioni, che a loro volta hanno un migliaio di diramazioni, che a lor... - fermatemi.
Ora vado.
Quando torno a casa devo ricordarmi di scrivere e soprattutto di esorcizzare la mia chitarra dagli spiriti malevoli delle ditate altrui, munita di testi di canzoni da recitare al contrario, per sfottere nella segretezza della mia camera quelli fissati con musica = male x Satana : età dell'ascoltatore come il mio professore di religione.
Ciao, che cosa triste la vita.

È OPERA DI SATANAAAA, LOL

3 commenti:

Fabri ha detto...

Partendo dal principio, credo sia normale alla tua, anzi alla nostra età non volere bene a nessuno in particolare, anzi di fantasticare su storie impossibili o quantomeno improbabili: succede a tutti, quindi sappi che non sei l'unica.
Riguardo a quel tuo desiderio, quello della casa in Irlanda, sarà un caso ma è anche il mio di sogno, solo che nel mio c'è una piccola differenza: spero che in quelle stanze ci sarà un'altra persona, quella che io chiamo anima gemella... ma queste sono divagazioni.
Piuttosto, mi hai ispirato un post, se ti va fai un salto sul mio blog, nel 42 pub ognuno è il benvenuto :)

Ilia Dianthe ha detto...

già ._____. che triste la vita per chi non se la fa bastare , come me d'altronde, che anche più di te, non avrei diritto di lamentarmi.

Mari-chan ha detto...

Buon giorno. Sinceramente ti capisco (cioè non so, abbastanza): non ho un'amica VERA, su cui posso contare quando sono triste, abbattuta, ma anche felice, per sfogarmi tanto per il piacere di liberarmi da tutto quello che mi tengo sempre dentro... cerco in un modo pazzesco di trovare una migliore amica, ma non c'è, ognuna ha qualcosa di bello e di brutto, troppo brutto da non riuscire a fidarmi... vorrei urlare, vorrei che ci fosse un posto libero, senza nessuno che mi invade i miei spazi, per un po' di tempo, ogni giorno... Anche se non ti ho mai conosciuta di persona, purtroppo, sappi che ti voglio bene, ma davvero, un bene che viene da dentro, dall'anima (non so se sono troppo profonda, ma per me è così, che ci posso fare?)
...