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venerdì 31 luglio 2015

Perché mi dovrebbe dispiacere per te? Perché dovrei chiederti scusa?
Tu -- tu! -- tu non fai altro che allontanare le persone. Le allontani tutte, allontani persino quelle che vorrebbero aiutarti e che l'hanno già fatto più volte. Lo fai per le tue paturnie, perché fatichi a comprendere le persone diverse da te. Fatichi a comprendere quelli sicuri di loro stessi, quelli che scherzano, che non hanno bisogno di fingere di essere bravi e buoni perché sanno esattamente che tipo di persona sono.
Sei stupido, sai? Davvero stupido. Sei stupido e incosciente. Sei un egoista.
E mi dai dello stronzo, insulti proprio me. Non ti ho mai visto fare della sana autocritica, mai. O ti deprimi, insultandoti da solo ma non facendo assolutamente nulla per migliorare la tua situazione, o passi lentamente all'essere passivo aggressivo, a difenderti attaccando gli altri, credendoti superiore perché sei tanto, tanto buono.
Ai tempi in cui ho iniziato a scrivere questo blog ero proprio come te. Odiavo me stesso, ma mi credevo un animo puro e innocente... ah!, se solo avessi saputo l'opinione che ho ora di quelli come il vecchio me!
Non sei puro e innocente. Sei rancoroso. Ami il mondo solo finché non lo conosci, poi ti accanisci con i suoi pezzettini a te noti -- tua madre, io, gli amici su cui hai sempre qualcosa da dire, la tua merdosissima città. Come me anni fa. Quando ti renderai conto di essere stato una persona orribile forse arriverai a capirmi.
Ti faccio comodo, vero? Ti faccio un gran comodo, finché per un momento non smetto di essere il tuo cazzo di infermierino sexy e inizio ad essere un uomo. A quel punto l'aver bisogno di me ti dà così tanto fastidio che ti innervosisci per qualsiasi pretesto, cercando di farmi sentire in colpa.
Io non mi sento in colpa, però. Mi sento sempre più lontano da te. Ogni volta che mi deludi mi spingi alla deriva a calci, e non credere che io cerchi di remare indietro. Ci ho provato, e non una volta sola, ma i continui fallimenti mi hanno lasciato senza energie. E ora sai che ti dico? Mi lascerò trasportare dalla corrente, dai venti del mare.
Ricordati solo una cosa, però: il vento non tirerà per sempre dalla tua parte.

mercoledì 29 ottobre 2014

Doppia Y

Mi chiamo Charlie, ho sedici anni e sono un ragazzo
Mi chiamo Charlie anche se all'anagrafe, in futuro, sarò Matteo; ho sedici anni non compiuti; sono un ragazzo.
Alleluia. Sono due anni che galleggio e remo allegramente nel mare dei generi, e sono finalmente giunto a questa conclusione.
Non immagino me stesso, in futuro, che come un uomo. Ho provato a vedermi come la donna forte che potrei diventare secondo il mio doppio cromosoma X, ma semplicemente non ce la faccio. Non sono nato per questo.
Me ne rendo conto, lo accetto, e vado avanti.

Mi chiamo Charlie, ho sedici anni e sono un ragazzo trans (preparatevi perché credo che questa parola la leggerete spesso, qui sul blog).
Non me ne sorprendo neanche più di tanto -- da piccolo interpretavo sempre personaggi maschili. È una cazzata, lo so, ma a sei anni ero convintissimo di essere il detective Conan, e una volta (al McDonald's, chissà perché) ho persino fatto una scenata a mia madre perché "io sono un maschio", e tutti mi guardavano ridacchiando.
Tutte cazzate, lo so. Alla fine, da piccolo, ho sempre gioiosamente portato i capelli lunghi e indossato abiti comunemente ritenuti da bambina. Non sono il tipico ragazzo trans che ha sempre saputo, nel suo cuore, di esserlo. Sono pansessuale tendente al gay, d'altronde, e lo stereotipo legato all'omosessualità maschile è l'effeminatezza. Lasciatemi essere stereotipato.
Apro una piccola parentesi: essere trans significa non sentirsi appartenere al genere e/o al sesso assegnati alla nascita. Non ha nulla a che vedere con l'orientamento sessuale; non è che gli uomini trans siano in realtà delle lesbische mascoline che si fingono uomini etero per essere accettate. No, no.
Io sono un ragazzo trans, ma non per questo mi piacciono solo le ragazze, anzi. A me piacciono le persone, soprattutto se hanno una prevalenza di caratteri mascolini, e attualmente sto con un ragazzo -- un meraviglioso ragazzo, ma questa è un'altra storia.

Mi chiamo Charlie, sono un ragazzo e sarò un uomo. Ogni volta che un ago mi si infilerà nella coscia (o nel quarto superiore esterno della chiappa sinistra, ma ehi, quello è meno poetico) penserò al fatto che il testosterone me lo paga il Sistema Sanitario Nazionale, e il Sistema Sanitario Nazionale è finanziato dalle tasse di tutti. Di mia madre, di mio padre, vostre, dei vostri parenti e persino dei milioni di persone transfobiche che popolano questa piccola penisola. Vi penserò, sorriderò e ringrazierò mentalmente voi tutti; sì, anche i transfobici.
E quando farò la mastectomia -- oh, mastectomia -- e il mio petto sarà finalmente libero da quei due orrendi cosi che al momento impediscono di respirare al ragazzo che è in me e freme per uscire -- beh, quando farò la mastectomia non penserò a nessuno se non a me e alle infinite giornate a torso nudo che potrò passare nella mia vita.
Quando nessuno più, vedendomi camminare per strada, mi prenderà per una ragazza sarò finalmente abbastanza sicuro di me da vivere tranquillo come mai, finora, sono stato.

Sono sempre Charlie, sono sempre leggermenre schizzato e sono sempre del 1998, ma piano piano sto crescendo. Sono sempre io come mi conoscevate, ma ora mi conosco un po' anch'io.

Foto mia di metà maggio. Come didascalia volevo mettere "sembrare ciò che si è è più difficile di quanto sembra", poi ho notato i pantaloni alla Fantozzi e mi è morta la poesia.

venerdì 10 ottobre 2014

Sto diventando sdolcinato da far schifo

Detesto lo strillo grigio dei treni quando si fermano.
Risuona nell'aria umida del pomeriggio come un richiamo lugubre, guidando i passi dei viaggiatori verso i binari verso una meta sempre incredibilmente lontana. Ora sei qui; alla distanza di una sola ora e mezza vedrai altre strade, un'altra stazione; udirai un altro fischio e potrai allontanarti solo, mani in tasca, dalla sbiadita linea gialla che ci divide.
Ho iniziato a piangere in autobus, mentre accompagnavo una parte di me dove non l'avrei potuta vedere per settimane. Sei stato tu a cominciare, e il vederti così mi ha inesorabilmente fatto crollare. È stato inutile fissare il sedile davanti cercando di trattenere il vuoto che si stava già insediando nel mio petto. Sei sempre tu quello che consola, quello che asciuga le lacrime di entrambi facendo passare veloci e teneri i polpastrelli sotto gli occhiali.
Sono scoppiato in singhiozzi infantili sulla tua spalla, in piedi davanti al binario, al sentire la fredda voce registrata che annunciava l'arrivo del tuo treno. Sapevo di essere patetico, ma non mi so controllare, lo sai. Ci siamo avvicinati al tuo vagone quasi correndo, anche se nessuno dei due voleva raggiungerlo.
Il nostro bacio confuso intralciava l'entrata, le persone ci scansavano impassibili, in silenzio, e io un po' morivo lentamente e un po' ci vedevo con gli occhi di un passante. Due ragazzi avvinghiati che si dicono addio.
Che bella età.
Ti sei girato per fare quei tre scalini, e quando dall'alto ti sei voltato ti ho preso la mano. "Sei il mio principe", ti ho detto baciandola. So che adori quando te lo dico, e anche se in quel momento avevi un'espressione quasi di dolore in volto so che in fondo eri felice tanto quanto lo ero io.
Le porte si sono chiuse, ho appoggiato la mano contro la tua per l'ultima volta attraverso il vetro.
E poi il treno è partito -- mi è sembrata un'eternità, ho sentito il mio cuore staccarsi dal petto arteria dopo arteria mentre osservavo il tuo finestrino rimpicciolire sempre di più -- facendomi perdere l'equilibrio. Niente più baci, niente più gentilezza, niente più amore. Per due settimane dovrò starmene solo in questo posto dove tutti pretendono qualcosa da me. Sono troppo infantile per stare al mondo, davvero. Preferisco essere il tuo piccolo e non crescere mai, piuttosto di fare la fatica di affermarmi come persona adulta e forte e responsabile. Non mi interessa se stasera ho degli impegni, e non riesco a vedere il lato positivo, cioè che mi sei venuto a trovare a sorpresa, di nascosto, come un criminale. Non voglio ascoltare quello che mi dite, a costo di diventare ridicolo.
Voglio piangere come un bambino finché non mi riprendo. Voglio piangere perché te ne sei andato, aspettando altre quattrocento e ottanta ore.

mercoledì 1 ottobre 2014

Tragitto Sole/Alpha Centauri

Diario di bordo
Dott. Espl. Spaz. Phoenix da Omega
Ultimo aggiornamento: 17 Settembre terrestre, 50027
Data: 1 Ottobre terrestre, 50028
  
Sono passati due mesi, più di un anno terrestre. Devo aver impostato male il timer della cella criogenica, evidentemente. In questo lasso di tempo la mia nave spaziale ha ormai oltrepassato l'orbita di Nettuno, ed è diretta verso Alpha Centauri. Dagli oblò vedo le stelle galleggiare nel vuoto, e bussare leggermente sul vetro con taglienti raggi gamma e incandescenze rosse, bianche, azzurre come una reazione nucleare.
Ah, finalmente lontano da questo noioso sistema stellare. Pensa, qui le uniche forme di vita senzienti fanno esperimenti nucleari sul loro stesso pianeta. E molti di loro sono convinti che a creare l'Universo sia stato un abnorme umano onnisciente, che secondo le loro strampalate teorie ha anche tempo di occuparsi di loro, impartire ordini e punire i peccati. Se solo conoscessero la verità... Potrei organizzare una spedizione correttiva per il prossimo secolo omegano, anche se il numero massimo di interventi per il sistema solare è già stato superato (non era stato proprio il Direttore, quando ancora era un Esploratore base, a fornire un linguaggio scritto alla popolazione umana?). Ma nell'ultimo millennio le condizioni di vita terrestre non sono migliorate... dovrei controllare se la legislazione sulla Sincronizzazione Planetaria fornisce clausole speciali per casi del genere.
Ho vissuto strane Realtà Dormienti, mentre ero ibernato. Le molecole a cui sono stato esposto hanno interferito con la produzione dell'Ormone Radice e durante il lungo sonno sono parzialmente sfuggito a questo corpo per infilarmi in quello dell'ultimo essere umano visto prima di partire. Dev'essere colpa di quel pesante e insalubre cibo che ho dovuto mangiare nei miei mesi di soggiorno sulla Terra. Il mio povero organismo deve averne risentito, data l'abitudine alle pillole nutritive.
Quale che sia la ragione, comunque, sono stato un adolescente umano con problemi d'ansia e di identità di genere (ebbene sì, gli umani sono ancora divisi in maschi e femmine, anzi in "uomini e donne"! Non è incredibile?), e andavo in una scuola che non soddisfava le mie esigenze cerebrali solo perché era quella che mi avrebbe offerto più opportunità di inserirmi, rotellina d'acciaio tra rotelline d'acciaio, in quella grande macchina ben oliata che è il mondo del lavoro umano. Non che ci fossero alternative molto migliori -- la scuola terrestre è un'istituzione incredibilmente primitiva, rispetto a ciò che potrebbe essere viste l'avanzamento compiuto dagli umani nelle scienze cognitive e nella tecnologia.
Ho letto un libro, quand'ero sulla Terra, che deve aver influenzato molto questo sogno. Deve chiamarsi... sì, dev'essere Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde. Il protagonista, se ben mi ricordo, è un medico che, dopo aver riflettuto a lungo sulla natura umana ed essere giunto alla conclusione che è veracemente duplice, crea una pozione capace di rompere le catene che rendono impotente la parte più oscura di ognuno di noi. E, dopo averla bevuta, scopre la sua natura malvagia.
No, il giovane umano del mio sogno non dev'essere poi così cattivo. La sua pozione è un intruglio di tempo libero (sì, gli umani dividono ancora "lavoro" e "tempo libero"! E poi mi chiedo perché la quasi totalità della popolazione ha problemi psichici!)  e amici irresponsabili, e i suoi atti malvagi non possono nuocere a nessuno se non alla  propria salute. A meno che un giorno non si metta a guidare un'automobile (sarebbe a dire un primitivo mezzo di trasporto su quattro ruote, e posso assicurare che i Terrestri non avrebbero potuto congegnare qualcosa di altrettanto dannoso e pericoloso) mentre le sue sinapsi sono colme di qualche Molecola Estranea, come ad esempio la 3,4-metilenediossimetanfetamina, che in questi decenni sembra andare per la maggiore. Oh, ecco, devo aggiungere alla lista delle Invenzioni Analizzate e Testate Personalmente anche le molteplici M. E. che gli umani hanno creato dall'ultima Visita. Ah, dolci e interessante casualità. Quei fragili esseri cercano nelle molecole qualcosa che faciliti le loro brevi vite, e finiscono per trovare sostanze che annoderanno ancora di più gli assoni dei loro deboli neuroni. Tutto sommato al giovane umano del mio slittamento di coscienza è andata bene, ma solo per prudenza. I suoi problemi d'ansia (è schedato insieme agli altri 1.268.193.028 terrestri con disfunzioni neuropsichiche), come spesso succede, gli hanno impedito di modificare troppo la sua condizione interna ed esterna ed ha peggiorato solo leggermente e reversibilmente il suo equilibrio psichico e biochimico.
Tornando al viaggio, ho appuntato in data odierna sul Registro Modifiche e Perfezionamenti l'aggiunta di un refrigeratore extra per gli Esemplari Vivi che mi è richiesto prelevare per gli esperimenti. Sono molto soddisfatto della cella criogenica, i tempi di recupero sono sempre più brevi e al risveglio non ho più l'intenso dolore alla testa che provavo con il modello precedente.
Lascio allo Psicoesaminatore i commenti sui miei scritti di oggi.




In realtà ho scritto questo pezzo a Luglio, in un momento di noia, e poi mi sono completamente dimenticato di pubblicarlo.
Il vostro Charlie ha deciso di riaprire il blog, folks! Nelle mie cinquantatrè settimane di assenza (ovvero 379 giorni) sono successe ben ventordici cose importanti e, ora che ho voglia di ricominciare a scrivere qualcosa, penso che il mio blog rinascerà dalle ceneri e si riempirà di unicorni scoreggiosi e simpatici numeri di contorsionismo mentale.

A prestissimoh. Chiedo venia per l'assenza.

martedì 17 settembre 2013

Delirio di fine estate



When summer's gone
Where will we be?
Ciao, mi chiamo Charlie, cambio nome ogni sei mesi, ho quindici anni (non compiuti, ma mi piace arrotondare) e al momento sono davvero confuso.
In quest'estate mi sono successe tante cose e non le ho nemmeno sentite.
Sono in un periodo di grande confusione mentale, e forse è questo il motivo della mia insensibilità: sono troppo occupata a sopravvivere a me stesso. Sono due mesi e mezzo, ormai, che il mio umore varia da ora a ora -- disperazione, euforia, confusione, irritazione, ansia generalizzata, puro terrore -- impedendomi di intraprendere una qualsiasi attività costruttiva che non sia shopping frenetico su Crazy Factory.
Eppure ho fatto tante cose: ho ascoltato nuova musica -- sto iniziando a conoscere e amare Grateful Dead, Jefferson Airplane, Nine Inch Nails, Sex Pistols e Miles Davis, insomma un agglomerato di cose che tra loro non c'entrano una beneamata ma il mio cervello pensa che siano tanto belle.

Ho letto nuovi libri (recensioni very soon).

Ho anche fatto cose reali, sociali: ad esempio, ho provato droghe (tanto lo sapevamo che sarebbe andata a finire così, no? So quello che faccio, non finirò come Jim Morrison anche se mi piacerebbe tanto morire in una vasca da bagno).
Sono andata in vacanza ben tre volte, ed è un record personale. Al mare sulla riviera romagnola, poi in Camargue, nel sud della Francia, e poi in montagna con un'amica d'infanzia (la mia migliore amica dell'asilo persa di vista, per intenderci) che si è rivelata un personaggio interessante.

A parte la questione del sentirmi troppo giovane, le cose che ho fatto quasi non le sento.

Sì: mi sento troppo giovane per quello che voglio fare e per quello che ho già fatto. Tutta la generazione dell'Internet è troppo giovane per quello che ha fatto, in realtà.
Ho amiche più vecchie di me di pochi mesi che sniffano ketamina "ma meno della dose che mi viene data", fanno la doccia con trentaduenni conosciuti il pomeriggio prima in autobus, inghiottono boccette intere di ansiolitici dopo che la madre le ha scoperte a letto con una ragazza, finiscono in ospedali, centri sociali e tribunali. Perché sì, succede ogni giorno. Possiamo fare quello che vogliamo e poi pagarne le conseguenze come se fossero un premio.

E io? Io sono comunque un adolescente del '98. Forse meno socievole di come dovrei essere -- le cazzate le faccio da sola, solo ed esclusivamente per i miei egoistici e sperimentali scopi.

Il fatto di essere viva è un bel problema. Un po' lo vivo in prima persona, e un po' lo analizzo freddamente su taccuini che conserverò per il mio psicologo (da cui andrò presto, dati i pericolosi sbalzi d'umore che iniziano a notare pure parenti e amici).
Boh, forse le stronzate, o almeno quelle che faccio io, le si faceva anche un secolo fa.
O forse sto osservando con occhio troppo estraneo quella che oramai è la normalità.
D'altronde, è forse così strano non essere più innocenti e un filo spericolati? Ho quindici anni, amo l'arte, voglio fare la mia esperienza psichedelica e capire sentendo quello che il mondo ha da dirmi.
Penso che la soluzione a tutto questo sia fare stronzate. Tanto so quello faccio. Credo.
Non è vero, nessuno sa davvero quello che fa. Solo per il fatto che lo fa, vuol dire che non ha preso paritariamente in considerazione l'idea di non farlo. Ma se pensassimo sempre così, non andremmo da nessuna parte.
Il problema è che non so se sono lucido.
Penso che si spieghi da sola, la cosa, visti i miei preoccupanti sbalzi d'umore sopracitati. E non dimentichiamoci dei sporadici deliri di ambizione/riforma/megalomania/potenza che ho appena deciso di confessarvi, cosa che ho appena fatto. E dell'odio per me stessa che si può presentare il giorno dopo.

Ma, sorvolando su ciò, sono felice delle stronzate che ho fatto e sto facendo. Non so se me le sto godendo o sto andando troppo in fretta, ma non mi interessa. Meglio il rimorso che il rimpianto, no?
Non sto facendo nulla di dannoso per gli altri, e non credo proprio di starmi rovinando la vita.
Quindi è tutto ok.


Vi aggiornerò presto con le foto di quest'estate e con vari post colmi di sproloqui su quanto Elsa Morante fosse un genio e di come Timothy Leary fosse un demagogo.
Adios. C: